Vai ai contenuti
Sezioni del sito:

PAGAMENTI ON LINE

Costigliole e Cultura

Sito creato da Etinet


In questa pagina:
riepilogo_pagina

Home percorso


Controlla la tua mail

I PRODOTTI TIPICI

Prodotti tipici: L'uva

Prodotti tipici: La mela

Prodotti tipici: L'albicocca

Città di Tarquinia (VT) Lazio Italy


- TURISMO -

PALAZZO GIRIODI DI MONASTERO: FACCIATA, ANDRONE D'INGRESSO, VISTA DAL CORTILE, GIARDINO CON CEDRO DEL LIBANO, SCALONE, SALONE D'ONORE, SALA DELLE EROINE BIBLICHE, SALA MASCHILE, SALA DEL GAZEBO, SALA FEMMINILE














Il salone d’onore è coperto da una volta articolata in nervature sottolineate da cornici mistilinee e decorate con stucchi e figurazioni monocrome di putti col corpo di pesce che reggono ghirlande di serti e foglie di vite, nelle lunette sono raffigurate false finestre con prospettive di scalinate e atrii e nel medaglione della volta figure allegoriche che simboleggiano il trionfo dell’agricoltura e dell’abbondanza. Da notare come l’intera decorazione si presenti con la propria ombra proiettata come se chi guarda avesse la luce alle spalle. L’affresco centrale raffigura una donna con cornucopia da cui escono spighe, un uomo vicino ad un arpione e ad un libro con caratteri ebraici, una giovane che in cielo regge un cerchio con simboli zodiacali (si riconoscono i segni del Toro, dei Gemelli, del Cancro e del Leone). Infine un ragazzo che presso un possibile aratro regge un cesto piatto con spighe.
Le pareti sono scandite da una vivace decorazione costituita da finte sovrapporte con vasi di fiori ed animali, ceste, vassoi di frutta e da nicchie con figure all’antica a monocromo
Nella parete orientale si possono osservare: ai lati busti monocromi di Apollo cinto d’alloro e di Minerva con corazza decorata dalla testa di Medusa; al centro, in un vano a trompe-l’oeil, vaso di fiori, fagiano, cesto
di rape e fichi sparsi sul davanzale. Nella parete meridionale: nel vano in prospettiva vaso di fiori, coniglietti bianchi e vaso di palle di vetro colorate, nella nicchia centrale a monocromo una figura di giovane all’antica con corona di fiori sul capo, appoggiato al giogo. Nell’altro vano in prospettiva vaso di fiori, gufo, portafrutta con melograni. La parete occidentale propone finta sovrapporta con vaso di fiori, vassoio d’argento, spighe, colombe e melone; in una delle due nicchie laterali una giovane donna con peplo regge nella mano destra un nido di pellicano che nutre con il suo sangue i piccoli, nella sinistra porta un mazzetto di spighe. Nell’altra nicchia figura di uomo con il caduceo e pelle di leone sulle spalle. Sulla parete settentrionale nella nicchia al centro una donna vestita di peplo e con elaborata acconciatura regge nella mano destra uno specchio. In un vano vaso di fiori, pappagallo sul trespolo e vassoio di ciliegie e fragole, nell’altro, vaso di fiori, piatto d’argento con testa di Medusa, pernici e vaso di vetro e metallo con coperchio piumato. I riquadri sono definiti in basso da serti di fiori, frutti e foglie ai lati di una testa di ariete di colore bianco su fondo blu, sotto le nicchie serti di foglie di vite o di quercia.
Per la decorazione del loro palazzo, i Giriodi di Monastero non si rivolsero ad un frescante locale ma a un pittore torinese: Luigi Vacca, che a soli 26 anni realizzò gli affreschi della dimora costigliolese. La decorazione del salone d’onore del Vacca si sovrappone a quella del secondo Settecento, come rivelano i saggi effettuasi nel corso del restauro. Il pittore lasciò intatte le quadrature prospettiche e le architettute a trompe-l’oeil che ripetono modelli decorativi adoperati dai quadraturisti luganesi, Pier Antonio e Giovanni Pietro Pozzo. Mentre il medaglione della volta appare rifatto, la decorazione delle lunette e delle pareti appartiene al progetto del Vacca che qui offrì un saggio di quanto aveva appreso. Nella resa del colore e nella scioltezza della composizione si avverte l’influenza dalla tavolozza di Van Loo e dei fratelli Valerani che aveva avuto modo di ammirare a Stupinigi. La fresca ed esuberante naturalezza e la viva policromia dei fiori, degli animali, degli oggetti, che contrasta con le figure in monocromo, denunciano un buon mestiere, attento all’indagine realistica, propria dei pittori ornemanistes che lavoravano nelle residenze reali.I quattro personaggi nelle nicchie e le due figure nei tondi a monocromo richiamano invece il gusto dell’antico, l’esotismo greco-romano, che era stato anticipato, sotto il segno del tromp-l’oeil, nella decorazione del palazzo di Riva presso Chieri. Vacca deriva tale gusto dai suoi maestri, Collino e soprattutto Pécheux, il quale nella ristrutturazione dell’Accademia aveva istituzionalizzato la pratica del disegno e la copia dall’antico. Le quattro figure nelle nicchie che, nonostante la presenza di alcuni attributi, non possono essere identificate in un preciso personaggio mitologico, sono da considerarsi come esercitazioni per una ricognizione della statuaria classica. La passione antiquariale e la bravura acquisiti da Vacca produrranno nel 1820 lo spettacolare complesso di Govone. Per le lunette il modello è ancora Pécheux per l’ardita impaginazione prospettica e per lo studio vigoroso dell’anatomia; ma agli elementi neoclassici si aggiungono cadenze neomanieristiche e citazioni del ‘600 bolognese che arricchiscono la luminosità dei colori e attenuato la freddezza dell’impianto.
Da notare nella lunetta meridionale l’aggraziata figura del fanciullo, colto, con immediatezza e grazia nel momento divertito del gioco. Vacca, infatti, rivelò una particolare delicatezza di tocco nella raffigurazione dei putti, ritratti dal vero in atteggiamenti gioiosi, come si vede nella sala consigliare sempre di Palazzo Giriodi di Monastero e in altre numerose sue opere. I dipinti dei due lunettoni possono essere interpretati come la rappresentazione delle età dell’uomo: in quello settentrionale, il fanciullo che fa bolle di sapone può simboleggiare l’infanzia, mentre la ragazza con in mano un ramo di rose e lo sguardo volto all’orizzonte rappresenta la giovinezza e il futuro; in quello meridionale, il guerriero con il leone è simbolo della forza della maturità e il vecchio appoggiato al libro (sul cui dorso sono siglate la data e la firma del pittore con la scritta “Luigi Vacca pinxit”) è simbolo della saggezza della vecchiaia.

Scheda a cura dell’Ufficio Turistico del Comune di Costigliole Saluzzo
“Costigliole Saluzzo, le dolci colline del Quagliano scheda n.° 1/1, 2003”
Rielaborazioni tratte dai seguenti testi:
Lea Antonioletti, “Costigliole Saluzzo, un museo diffuso” – S.S.S.A.E. – Cuneo, 2000
Manuela Dossetti “I Giriodi ed il loro palazzo”, dattiloscritto , 1998


Dopo avere dedicato due schede alle più importanti sale di Palazzo Giriodi di Monastero, ovvero il "Salone d'onore o dei ricevimenti" e la "Sala delle Eroine bibliche", ci occuperemo ora delle altre sale collocate in quello che è il piano nobile del palazzo stesso. Sono sostanzialmente tre stanze, con affreschi certamente meno imponenti di quelli già analizzati, ma comunque rappresentano pur sempre opere di grande pregio artistico con una precisa valenza stilistica.
"Sala dello stemma" E' una piccola sala di ricevimento o studio, di impronta maschile. In una finta volta di gusto baroccheggiante, si notano quattro globi sormontati ognuno da un'aquila bianca. I globi hanno colori e simboli dello stessa dei Giriodi (su campo blu, un nastro a strisce bianche e rosse a spina di pesce e due stelle dorate). L'aquila bianca imperiale che li sormonta rappresenta Napoleone Bonaparte (ricordiamo che il palazzo venne completamente riaffrescato nei primi anni dell'Ottocento, proprio sull'onda di un certo gusto neo-classico proveniente dalla Francia napoleonica). E' presumibile che questa decorazione sia leggermente posteriore a quelle delle sale principali del palazzo in quanto Napoleone fu incoronato imperatore solo nel dicembre del 1804. L'aquila regge nel becco rispettivamente: una corona da conte, il motto dei Giriodi (O.M.A.D. = oculos meos ad dominum, che potremmo interpretare con "occhi sempre rivolti a Dio, al cielo"), un ramo d'ulivo ed un vegetale non identificato. Suggestiva anche la decorazione a contorno della parte bassa della stanza, dove sono rappresentati soggetti militari e strumenti musicali sempre presenti nelle bande militari dei vari eserciti. In questa sala, su una parete, è collocato un dipinto di notevole fattura, attribuibile ad un pittore piemontese dell' Ottocentesco, raffigurante "la morte di San Giuseppe". Non appartiene alla quadreria originaria del palazzo: era infatti collocato nella cappella della casa di riposo e, presumibilmente, apparteneva alla famiglia dei Sarriod de La Tour che furono proprietari dell'omonimo palazzo posto poco oltre quello dei Giriodi di Monastero.

"Sala del gazebo" la sala prende questo nome in memoria di un gazebo che si trovava su di un'isoletta al centro di un piccolo laghetto collocato in quello che era l'originario, grandioso parco del palazzo. In effetti il soffitto imita un leggero pergolato fiorito con uccelli sia locali (pavone, fagiano) che esotici (pappagallo) e farfalle. Sembra appoggiarsi ad una cornice con ghirlande che richiamo lo stesso tipo di fiori e colori già visti nelle due sale più importanti del palazzo. Ai quattro lati del soffitto sono state affrescate delle danzatrici e suonatrici, forse da interpretarsi come ninfe dei cortei bacchici.


Vi è discordanza sull'attribuzione di queste danzatrici all'opera del Vacca. Da molti sono state ritenute troppo poco armoniose rispetto al resto della sala, realizzato con uno stile meno leggiadro che farebbe pensare all'opera di qualche suo allievo. Pare invece più esatta l'attribuzione dei sovrapporte all'importante pittore piemontese. Rappresentano Diana cacciatrice (ha l'arco in spalla) e Venere con suo figlio Amore.


Nella visita a palazzo Giriodi di Monastero si possono ancora osservare altre sale meno significative. Collocato a nord della "Sala dello Stemma" troviamo uno studiolo di gusto femminile, decorato con ghirlande di fiori nella cornice bassa delle pareti e con soggetti tra il naturalistico ed il fantastico nel soffitto (coralli, vegetali palustri, molli tralci di fiori) . Sul lato ad est sempre della "Sala dello Stemma" una stanza con soffitto dalla decorazione vegetale molle, elegante, di gusto "decadente".


Infine, nella sala successiva a quella del "Gazebo" troviamo una sala con decorazioni che ben si adattano ad un boudoir femminile: festoni, gioielli, piume, fiori.


Scheda a cura dell'Ufficio Turistico del Comune di Costigliole Saluzzo
"Costigliole Saluzzo, le dolci colline del Quagliano
Rielaborazione tratta da:
Manuela Dossetti "I Giriodi ed il loro palazzo", dattiloscritto , 1998