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- TURISMO -

CASTELLO ROSSO AFFRESCO DELLA SCUOLA DEL CLEMER, SOFORA, VIGNE CISMONDI

Il Castello Rosso, da vita, con il Castelletto e il Castello Reynaudi all’affascinante borgo medioevale di Costigliole Saluzzo. Sorti tardi, a partire dalla fine del ‘400, sulle rovine di altri preesistenti, questi edifici sono stati in realtà edifici di abitazione senza alcuna funzione difensiva sorti a seguito del definitivo abbattimento delle mura del borgo (1487). Dei tre palazzi il più antico sembra essere il Castello Rosso. Le due torri meridionali con il loro fregio e un affresco dello stile del Maestro d’Elva che si trova all’interno del castello, suggeriscono una datazione tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento. E’ possibile affermare, prendendo a spunto il “Recinto del luogo” contenuto nel “Regesto delle Valbe” (1761) che il Castello Rosso costituiva la vera residenza, il palazzo dei signori, mentre gli altri due castelli potevano essere inquadrati come “baluardi” a presunta difesa del paese. Quando si fa cenno ai signori del paese è subito necessario puntualizzare che le sorti di Costigliole vennero rette da una “consorteria” di ben sette famiglie, i “domini” chiamati de Costigliolis. La consorteria era divisa in rami distinti ed operava anche al di fuori del luogo sul quale aveva la signoria. Riconoscevano come loro signore il marchese di Saluzzo, cui giuravano fedeltà “contro ogni uomo”, ma i loro diritti su Costigliole dovevano essere molto vasti e radicati, se i marchesi qui non ebbero castellani. Inoltre la prima “Carta delle Libertà” dei Costiglioesi che ci sia pervenuta fu concessa non dal marchese, ma direttamente dai signori del luogo (1341).

A partire dal 1500 i membri del consortile che dominava Costigliole cominciarono a chiamarsi sempre più spesso Costanzia, volendo in tal modo avvalorare la loro discendenza direttamente da Guglielmo Costanzia, personaggio di grande potere e prestigio presso la corte dei marchesi di Saluzzo, a cui Manfredo II di Saluzzo il 22 aprile 1215 avrebbe concesso un’investitura su Costigliole. Tale documento, alla luce di studi recenti, appare quanto meno dubbio sia per incongruità di datazione che per l’utilizzo strumentale che sarebbe stato fatto dell’atto ovvero quello di dare ai de Costigliolis una connotazione di nobilissima origine puntando su un cognome – Costanzia – che ben si addiceva allo stemma dei signori di Costigliole (con dieci costole simboleggianti il luogo, ma all’occorrenza anche il Costanzia) e richiamava un personaggio le cui fortune erano state create dagli stessi marchesi, quindi particolarmente adatto a contrastare ogni dubbio sulla nobiltà della consorteria costigliolese. Le vicende di quest’ultima seguirono poi le sorti del marchesato e, col passaggio ai Savoia, nel secolo XVII, si videro affiancare e sopravanzare da nuovi signori, come i Crotti, nominati conti del luogo dai Savoia. Furono proprio i Crotti a far ricostruire quasi per intero il castello che nel 1691 venne gravemente danneggiato dai soldati francesi.serie di medaglioni di cornice a stemmi presenti nel sottoportico di piano terreno del Castello Rosso, risalenti alla ricostruzione del maniero a partire dal sec.XV.

 


Nell’Ottocento, il Castello Rosso, ha subito notevoli rimaneggiamenti. I Crotti Imperiali lo modificarono secondo il gusto neogotico così in voga in quel secolo, rimodellandolo per le nozze di un loro giovane esponente, Michele, con una nobile francese: ecco rispuntare le forme mediovaleggianti con torri, cortine e bertesche.Oggi il castello si presenta con un impianto ad “U” asimmetrica il cui corpo maggiore, turrito in corrispondenza delle due scale, si sviluppa lungo l’asse longitudinale Est-Ovest, ad esso si àncora un fabbricato minore, a “L” chiostrato a piano del parco e di parziale chiusura del primo sul fronte Sud. All’interno del Castello Rosso è presente un ciclo di affreschi raffiguranti la Madonna e Santi. Gli affreschi rivestono una nicchia (d’altare) in un corridoio del maniero; raffigurano sulla parete di fondo la Madonna col Bambino, tra San Gerolamo e il Battista; la mano sinistra della Vergine tiene un frutto ovale giallo (una pera, simile a quella tenuta dal Bambino di Clemer in San Michele a Centallo o, per Perotti, un “uovo dorato”?); nell’intradosso dell’arco è affrescato, tra girali vegetali, il monogramma IHS. Sugli sguinci destro e sinistro la Maddalena e Santa Caterina, con il nome scritto in basso, sono incorniciate da puntini verdi su fondo nero, motivo che ritroviamo, a simulare il marmo, negli affreschi di Clemer a Elva e nel polittico di Revello.

 

 

Attribuiti al Maestro d’Elva da Perotti a partire dal 1969, mostrano per la Griseri un piglio “degno di Macrino d’Alba”. Giustamente Lea Antonioletti e la Gozzano vi riconoscono la mano di un collaboratore; Gaglia, a quanto riporta la Antonioletti dalla tesi di laure, oggi introvabile, dello studioso, distingue la Madonna, riferita a Clemer, dal resto, opera di collaboratori. Tutti i volti dei personaggi sono stati sfigurati da colpi di vandalici; è così più difficile riconoscere il modello della Madonna col Bambino che parrebbe vagamente defendentesco, tra Sebastiano Fuseri e i Perosino, orientando verso una datazione tra primo e secondo decennio del Cinquecento. Se le mani dei personaggi sembrano ispirarsi a Clemer, spie di una personalità diversa e segni di una qualità inferiore sono la piattezza del Battista e i contorni semplificati; disinvolto è il paesaggio dietro la cortina centrale, dipinto con ocra gialla e verde-azzurro insolitamente vividi. Per concludere ecco come Raspelli descrive il castello ed il suo suggestivo giardino, ora, all’inglese: “Il posto è di grande bellezza, recuperato, salvato con attento lavoro, ripulito ma non stravolto. Torri merlate, cupolette da avvistamento, un gruppo di case tutte dagli antichi tetti di coppi protetti da un tenebroso alato grifone…accanto a voi, nelle loro dimensioni addirittura gigantesche, pini sòfore, tassi spiccano tra enormi cespugli di oleandri, rododendri e azalee. Il tutto è tenuto nell’ordine più preciso e romantico: il tramonto, qui, è sogno”.

CASTELLO ROSSO


Scheda a cura dell’Ufficio Turistico del Comune di Costigliole Saluzzo
“Costigliole Saluzzo, le dolci colline del Quagliano scheda n.° 1/3, 2003”
Rielaborazioni tratte dai seguenti testi:
Ente Provinciale per il Turismo “Castelli del Cuneese”, EPT, Cuneo, 1963
LegaAmbiente-G.F.”Tre Castelli”-ARCI “Costigliole:natura da salvare” mostra motografica, Costigliole, 1987
G.Vacchetta-P.Vacchetta-S.Brocchiero “Costigliole Saluzzo: la storia, i signori, i castelli” L’Artistica, Savigliano, 1993
Manuela Dossetti “Un falso d’epoca? Costigliole Saluzzo e i suoi signori” da Bollettino Storico–Bibliografico Subalpino” – Torino, 1994
Mara Marchisio “Costigliole Saluzzo: il futuro ha un cuore antico”, dattiloscritto, 1996
Relazione tecnica Studio Vigano e Lovizolo, Bra, 1996
Edoardo Raspelli “Fatevi rinchiudere in questo castello” da “Specchio” supplemento de “La Stampa”, Torino, 2000
G.Galante Garrone-E.Ragusa “Hans Clemer, il Maestro d’Elva”–Editrice Artistica Piemontese,Savigliano, 2002