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LA PARROCCHIA: INTERNI (SAN FRANCESCO RICEVENTE LE STIGMATE, DIPINTO DELL'ARBASIA, PALIOTTO DEI COSTANZIA, SOTTOTETTO CON LE GRISAILLES DELLA MADDALENA)

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TURISMO - IL PERCORSO SETTECENTESCO NEL DETTAGLIO

LA PARROCCHIA: INTERNI (SAN FRANCESCO RICEVENTE LE STIGMATE, DIPINTO DELL'ARBASIA, PALIOTTO DEI COSTANZIA, SOTTOTETTO CON LE GRISAILLES DELLA MADDALENA)

Nel sottotetto della chiesa parrocchiale di Costigliole Saluzzo, dedicata a Santa Maria Maddalena, in corrispondenza della navata centrale, sulle porzioni di muro che sovrastano l'innesto delle volte costruite nel '600, è visibile una serie di affreschi a monocromo.

Tali frammenti sono l'esigua testimonianza di quella che doveva essere la decorazione delle pareti della navata sovrastanti le campate.
In essa si narrata la vita di Maria Maddalena e tale decorazione si snodava, probabilmente, su tutta la parete in due fasce di sequenze.
E' rimasta solo la fascia superiore, in cui sono rappresentati alcuni momenti della sua vita prima della conversione.

La narrazione inizia con la veduta di Betania, sua terra natale, e termina con il sermone di Gesù, al cui ascolto la peccatrice si converte.
Che nella parrocchia fossero rappresentate le storie della Santa titolare è del tutto ovvio.
Santa Maria Maddalena era molto venerata a Costigliole, gli Statuti la nominano in due punti, molte donne della famiglia dei Da Costigliole portavano il suo nome.
Del resto il culto della Santa fu molto popolare e persistette a lungo nel Marchesato e nelle Alpi Marittime, data la vicinanza alla Provenza, dove esso era molto diffuso.
Lo testimoniano le frequenti figurazioni: nell'abbazia di Villar San Costanzo, in San Peyre a Stroppo, nella cappella di San Giorgio a Piasco, solo per citarne alcune.

A Costigliole l'anonimo frescante non si ispirò né alla narrazione evangelica né alla leggenda provenzale, ma alla messa in scena di drammi religiosi.
Queste erano certamente gradite al pubblico per le notazioni di costume che presentavano: le azioni riecheggiavano situazioni della vita quotidiana in cui la gente si riconosceva e i personaggi offrivano spunto a gustose battute.
La Maddalena era sicuramente una figura di successo, rappresentata nella frivolezza dell'abbigliamento da "cocotte", adorna di preziosi gioielli.
Anche negli affreschi costigliolesi il vistoso abbigliamento della peccatrice contrasta con la sobrietà delle vesti delle altre figure femminili.
Una graziosa cuffietta di stoffa operata ne incornicia il volto, trattenendo la lunga chioma dei capelli; un monile le cinge la testa, mentre sulla scollatura del sontuoso abito spiccano una collana di grosse perle e una catena d'oro.

La suggestione della rappresentazione teatrale è evidente: lo rivelano la narrazione svolta per sequenze staccate, le pose dei personaggi ritratti in atto di recitare, i fondali degli interni.
I nostri affreschi sono quindi la testimonianza diretta dei rapporti che intercorrevano tra pittura e teatro nel '400.
Le didascalie in volgare sottolineavano il rapporto tra parola ed immagine, tra scrittura e gesto.
Le parole conferivano alle figure non un alone misterioso, come le scritte latine incomprensibili al volgo, bensì, trasponendo sulle pareti la parlata delle piazze, ne accentuavano il carattere profano, già insito nell'agiografia.
A quale testo si sia ispirato il nostro pittore non ci è dato sapere.
Gli affreschi, come abbiamo detto, sono a monocromo, tecnica in voga a Saluzzo nella seconda metà del '400 nella decorazione di pareti interne ed esterne degli edifici.
Alcune di queste grisailles sono andate perdute, ma ne restano ancora molti esempi: in San Giovanni, sul Palazzo delle Arti liberali, in Casa Cavassa per citarne alcuni.

Il pittore che ha eseguito le nostre grisailles si era probabilmente formato nell'ambiente saluzzese e potrebbe aver avuto presente i modelli delle storie di Davide in casa Della Chiesa.
Lo rivelano certi particolari dei paesaggi urbani del primo riquadro e certe somiglianze nella resa della capigliatura del Cristo e degli Apostoli, però la lezione saluzzese è stata tradotta, certamente per imperizia, in un linguaggio più rozzo, i volumi sono stati semplificati e il chiaroscuro suggerito soltanto da striature stese con uniformità.

Quanto al periodo di esecuzione, si è inclini a pensare, in base anche alla foggia degli abiti dei personaggi, che gli affreschi possano risalire al primo decennio del sec. XVI.
Era infatti in quegli anni che si dava mano all'opera di abbellimento della parrocchia costigliolese dopo l'assedio del 1487 e gli affreschi ne costituivano il necessario paramento decorativo.


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